L’Ospedale e la Scuola dell’Arte dei Sartori ai Gesuiti
L’Arte dei Sartori disponeva di un proprio ospedale, che secondo alcune fonti sarebbe stato fondato intorno al 1332, anche se su questa data sussiste una certa confusione, probabilmente dovuta alla presenza, in quella parte della città, di numerose altre strutture assistenziali.
L’Arte possedeva inoltre diciassette “caxette” situate nella Corte dei Sartori — oggi non più esistente — che un tempo formavano un blocco unico con l’ospedale. In esso, come nelle abitazioni attigue, veniva offerta ospitalità ai sarti anziani, malati o caduti in povertà.
L’edificio dell’antico ospedale è ancora oggi riconoscibile in fondamenta dei Sartori, al civico 4838, grazie al bassorilievo posto sopra la porta d’ingresso. L’opera raffigura la Beata Vergine sul trono con il Bambino in braccio, affiancata da Sant’Omobono e Santa Barbara, santi sotto il cui patrocinio stava la Schola dei Sartori.
Sul rilievo, datato 1511, si leggono le iscrizioni:
S·HO[mo]B[ono] – S·B[arbara]
M·D·X·I
e nella parte inferiore: OSPEDAL DEI POVERI S[ar]TORI.
L’Arte dei Sartori, eretta in corpo nel 1391, ottenne nel 1485 il dominio sul corpo di Santa Barbara, venerata nella chiesa dei Padri Crociferi — poi rifabbricata dai Gesuiti — e detenne due delle tre chiavi che custodivano le sacre reliquie. Oltre all’altare di Santa Barbara nella chiesa, l’Arte possedeva nel vicino campo una Scuola di devozione, ornata di pregevoli pitture.
I sarti veneziani erano suddivisi in tre categorie:
sarti da veste
sarti da ziponi (giubboni)
sarti da calze (brache).
Al tramonto della Repubblica, si contavano 172 botteghe, 279 capi maestri, 200 lavoranti, 300 mistre e 2 garzoni.
Con la caduta della Repubblica nel 1797 e l’applicazione degli editti napoleonici del 1806, l’antico ospedale venne soppresso insieme alla Schola dei Sartori. Le proprietà passarono al Demanio e furono in seguito vendute a privati, che trasformarono l’edificio in abitazioni.
Nonostante i restauri successivi, l’impianto originario è ancora riconoscibile: le proporzioni e la distribuzione degli spazi tradiscono l’antica funzione collettiva. In particolare, lo spazio centrale di dimensioni ridotte, che funge da raccordo con gli altri ambienti, richiama la struttura dell’Ospizio degli Scrovegni in contrada Santa Margherita.

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